La Vita dell’Antica Roma al Museo Maffeaio di Verona

10_Sarcofago Bambino Addormentato

Capita spesso di scoprire opere d’arte conservate in musei di cui i turisti ignorano l’esistenza. Io stessa fino a qualche tempo fa non avevo mai messo piede al Museo Lapidario Maffeiano di Verona, scrigno dell’arte greca e romana a solo un’ora di treno da Milano.

Photo by Giulia Zanoletti

Si tratta di uno dei più antichi musei pubblici d’Europa e prende il suo nome dal Marchese Scipione Maffei, suo ideatore nonché figura centrale della Verona del XVIII secolo.

Photo by Giulia Zanoletti

Convinto sostenitore di un cattolicesimo illuminato, Scipione fu un appassionato umanista. Viaggiò più volte in Europa, collaborò con i più importanti drammaturghi italiani del suo tempo senza smettere mai di studiare la storia e l’epigrafia antica.

Photo by Giulia Zanoletti

Come se tutto ciò non bastasse, il Marchese fu anche tra coloro che cercarono di dare un nuovo significato ai privilegi aristocratici, partecipando attivamente alla vita della propria comunità. Nato da questo forte senso civico, il Museo Maffeiano doveva arricchire la vita culturale dei veronesi, mostrando loro una strepitosa collezione di steli, iscrizioni, rilievi funerari, urne cinerarie e sarcofaghi di età etrusca, greca e romana.

Photo by Giulia Zanoletti

La sede del museo è l’Accademia dei Filarmonici, edificio Seicentesco affacciato su Corso Porta Nuova e sull’Arena; un luogo centralissimo eppure appartato. Superata la biglietteria, un ascensore trasporta i visitatori alle origini della cultura occidentale, nel cuore della Grecia Antica.

Photo by Giulia Zanoletti

I reperti di questa prima sala provengono dall’Asia Minore e sono datati tra il II secolo a.C e il II secolo d.C. Diversamente dalla scultura, l’arte funeraria riesce a dirci molto di più sulla vita delle società antiche, mostrandoci spesso un’umanità varia e commovente, ognuna con una storia particolare.

Photo by Giulia Zanoletti

C’è quella, ad esempio, del piccolo Gaio Silio Batillo, attore di mimo scomparso ancora bambino in Attica e ritratto con il suo cagnolino. C’è Martha, giovane donna della città di Rhenea morta a 22 anni di un male inguaribile, raffigurata mentre porge il tipico saluto funebre (una stretta di mano) al padre Demosthenes. Più che il ricordo triste di chi non c’è più, le steli celebrano la vita del singolo individuo, colto nella sua assoluta unicità.

Photo by Giulia Zanoletti

Passando alla sala Etrusco-Romana, invece, il tema della lotta caratterizza tutta la prima stanza, collocata ad un piano superiore e affacciata sul cortile interno del palazzo. Soldati, centauri, pugili del pancrazio e satiri mi ricordano che l’impero di Roma fu costruito sulla polvere dei campi di battaglia, delle arene, degli scontri tra gladiatori.

Photo by Giulia Zanoletti

Eppure, dietro quest’immagine autocelebrativa della Roma imperiale ve n’è un’altra, molto più intima, legata alle decorazioni dei sarcofaghi delle famiglie benestanti. Uno di questi racconta, in un fregio, il mito di Fetonte, il figlio del Sole caduto dal carro del padre e pianto dagli Dèi. La qualità del rilevo, datato intorno al II secolo d.C, è davvero notevole.

Photo by Giulia Zanoletti

Ancora più impressionante, per il suo realismo, è il sarcofago di un ragazzino romano di cui non sappiamo il nome, immortalato nella pietra mentre sogna le sue corse di bighe. E poi banchetti etruschi, magistrati e mercanti, mogli devote e figlie sfortutate…

Ogni centimetro di questo piccolo museo è un romanzo sulla vita quotidiana di duemila anni fa.

Le sale sono finite, concludo la mia visita con il giardino interno. Articolato in due emicicli laterali culminanti in un maestoso vestibolo, questo spazio ospitò per primo la collezione del Marchese. Camminando tra i colonnati che scandiscono i due corridoi laterali, vedo rivivere i volti degli antichi veronesi, uomini e donne le cui fattezze si potrebbero incontrare per strada ancora oggi.

 

Photo by Giulia Zanoletti
E proprio dietro le sei colonne del vestibolo ritrovo anche le iscrizioni, i motivi floreali in marmo, i leoni e gli angeli dagli sguardi ammiccanti che un tempo abbellivano le strade e le piazze della Verona romana.

Photo by Giulia Zanoletti

Caduta la Repubblica di Venezia, nel 1797 le truppe napoleoniche saccheggiarono il Museo Maffeiano, portando diversi reperti a Parigi. Se vi capita di visitare il Louvre, sappiate che un po’ di arte antica proviene anche da Verona. Se invece siete a Milano in un pomeriggio di primavera e non avete mai visto Pompei, forse prima vale la pena fare un salto al museo del Marchese Scipione, piccolo compendio del mondo antico. Il museo è aperto tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 8.30 alle 14; i biglietti costano 4,50 €.

–Giulia Zanoletti è una giornalista freelance, ha vissuto a Milano e a Roma scrivendo di cinema, teatro e opera lirica. Con il pallino per il guerrilla marketing, ama la cultura Italiana, il cinema Francese e l’ironia Inglese.

Il consiglio del concierge: Come menzionato in precedenza, il Museo Lapidario Maffeiano si trova a solo un’ora di viaggio in treno da Milano. Pertanto, perché non combinare una visita a Verona con un soggiorno al Carlton Hotel Baglioni, in modo da potervi immergere anche in EXPO 2015?

Leggi anche

 

Inserisci un commento

  • Milano - Baglioni Hotel CarltonPrenota
  • Venezia - Baglioni Hotel LunaPrenota
  • Roma - Baglioni Hotel ReginaPrenota
  • Firenze - Relais Santa Croce Prenota
  • Baglioni Hotel Cala del Porto Prenota
  • Londra - Baglioni HotelPrenota
  • Saint-Paul-de-Vence -
    Hotel Le Saint Paul Prenota
  • Aix-en-Provence - Villa Gallici Prenota