N&N: Natale e Napoli

San Gregorio Armeno

Napoli è un posto speciale. Meravigliosi i suoi paesaggi inarrivabili per bellezza ed armonia, la luce diversa, quasi un lovemark.
La plurimillenaria civiltà, il suo essere porto naturale al centro del Mediterraneo e il suo clima perfettamente temperato, l’ha resa destinazione nei secoli delle genti più disparate. Naviganti, commercianti, poeti e scrittori provenienti da tutto il mondo, una volta arrivati a Napoli ne hanno subito, il fascino, contribuendo ad alimentarlo.
La città vive di contraddizioni, sollevata tra spiritualità e passione, una delle cifre che contraddistingue però da sempre tutto, è " 'a ggente"; cioè la popolazione che la colora a tinte mai banali e diversissime.
Natale è a Napoli un moltiplicatore di Napoletanità, non bastano 100 post, forse servirebbero 2 o tre volumi per essere esaustivi su tutto quello che accade a Napoli a Natale. Io provo a darvi un piccolo compendio, certamente riduttivo ma significativo, almeno spero, con maggiore rilievo sul cibo per deformazione professionale.
La festa, o meglio il periodo festivo è scandito da una febbrile preparazione, giorno dopo giorno, dei due pasti principali: la Cena della Vigilia e il pranzo di Natale; il 26 Santo Stefano in genere si mangia una tonnellata di cibo proveniente dai due giorni precedenti.
La festa prevede una serie di tradizioni che a Napoli diventano manie e pura arte: inizierei con i pastori di San Gregorio Armeno, strada centralissima di Napoli, dove da sempre si producono, si vendono, si scambiano i pastori della tradizione presepiale Napoletana.
Una passeggiata in questa strada è un esperienza straordinaria, decine di negozi mostrano statuine di immagini sacre e personaggi di ambientazione che abiteranno il presepe.
Migliaia di pastori, contadini, osti, panettieri, salumieri, pescivendoli, lavandaie, e poi tavolini, sedie, ogni attrezzo, suppellettile, o oggetto riprodotto in piccola scala per arredare e rendere diverso ogni anno il simbolo per eccellenza del Natale Napoletano. Non mancano mai, per sfottò, pastori raffiguranti personaggi dell'attualità, da sportivi a potenti di turno, politici e imprenditori che hanno caratterizzato il periodo.
In passato, ma ancora oggi molte persone diventano scultori e artigiani modellatori per un presepe davvero unico, personalizzato con il mix sapiente di statuine raffiguranti scene di vita tipiche della notte della Vigilia di natale a Napoli, differenziandosi così dal presepe ebraico che prevede scene di duemila anni fa, spostando la grotta di Betlehem a Napoli.
Riuscire a visitare San Gregorio Armeno nei giorni di Natale significa immergersi in un fiume di persone, tra curiosi e acquirenti che lo affollano all'inverosimile, ma che comunque rendono la visita un’esperienza irripetibile.
Per quel che riguarda la preparazione del pranzo di Natale, nelle strade di Napoli, i pescatori hanno un ruolo importantissimo: sono loro che si occupano delle vasche piene d'acqua con i "capitoni". Centinaia di anguille vive, grandi e nere che nuotano velocemente con moto ipnotico per i bambini, che si fermano ad ammirarli mentre passano imbacuccati andando a scuola, un attimo prima che le mamme li richiamino all’ordine.
Le vasche sono per strada e vengono vegliate giorno e notte fino alla sera della Vigilia: antipasto gustosissimo cucinato fritto alla Vigilia o in carpione il giorno dopo. Le pescherie restano aperte 24/24 per più di una settimana anche perché straripanti di cassette sovrapposte di ostriche, enormi vasche con vongole, lupini, tartufi di mare, fasolare, maruzzielli e telline, che serviranno per il sauteè di antipasto o per la Linguina di Gragnano a Vongole di assoluta ordinanza per la cena della Vigilia. Aragoste ed astici abbracciati, grandi dentici legati coda-testa, spigoloni lucenti, rossi scorfani orrendi e buonissimi: tutti questi pesci bianchi saranno cotti al forno o all'acqua pazza secondo piatto tipico. Grandi recipienti pieni di triglie, gamberi rossi, rosa, mazzancolle di fianco a calamari e seppie, per la frittura, altro must della Vigilia. Non può mancare poi il baccalà norvegese che si aggiunge, biondissimo, croccante, pastellato e dal cuore sodo ma bianchissimo, sempre nella pescheria.
La Vigilia di Natale essendo festa religiosa di attesa, non prevede carne o cibi grassi, ma la ricchezza della tavola è sensazionale. Tipica è l'insalata di rinforzo: una serie di verdure come cavolo lesso, carota, pappacella, pomodoro secco, poi olive, quelle nere di Gaeta lucide e carnose e quelli verdi spagnole, acciughe, capperi, cetriolo e mille altre variazioni. Il tutto, condito all'aceto e olio, viene messo al centro della tavola.
E’ il trionfo delle conserve vegetali preparate in estate e gelosamente serbate nelle dispense, e che ora appaiono orgogliose: piccanti filetti di melanzana sott'olio, giardiniera, papacelle, peperoncini di fiume, pomodori secchi, ricordano l'estate e la cura della massaia di conservarne un pezzo per Natale.
Dopo l'antipasto di fritture di pesce, le linguine a vongole ed il pesce sopra descritto, a tavola con tovaglia ricamata e da qualche anno con un tocco di rosso, appare una quantità e varietà di frutta secca, datteri, uva passa, fichi con le mandorle, albicocche insieme a noci di Sorrento, nocciole di Giffoni, mandorle, castagne del prete e castagne piste. Tutto questo serve per far passare il tempo a tavola fino a mezzanotte quando tutti in strada si va a messa, satolli ma felici.
Al ritorno dalla messa i bimbi mettono la statuina di Gesù Bambino nella culla, in una processione che coinvolge tutta la famiglia. E qui la tradizione, fino a questo punto ineludibile e perentoria, divide i napoletani in un due fazioni ben distinte: chi i regali li apre la notte della Vigilia, chi invece aspetta la mattina del giorno di Natale per scartarli.
Fine prima parte

Giuseppe Di Martino

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