Il Victoria & Albert Museum porta la moda italiana a Londra

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Grande successo al Victoria & Albert Museum di Londra per l’esposizione The Glamour of Italian Fashion. L’esposizione mostra la storia  della moda  dopo la Seconda Guerra Mondiale, la rivalità con Parigi, l’allora capitale della moda e la creazione di una propria cultura identità  in ambito fashion.

Gli anni ’50 e ’60 furo gli anni d’oro della moda italiana. La Dolce Vita di Fellini mostrava la bella vita e lo stile italiano, mentre Audrey Hepburn faceva  Vacanze Romane ed Elizabeth Taylor veniva in Italia per girare un film e innamorarsi dei gioielli di Bulgari. Persino i motorini erano famosi: la Vespa, lanciata nel 1946, andava di moda e Charlton Heston lasciava la biga di Ben Hur per andare in Vespa tra una ripresa e l’altra.

La moda italiana di quel periodo si basava su un ’eleganza. L’abbigliamento maschile, per esempio, era confezionato in modo liscio, meno strutturato rispetto allo stile più rigido degli abiti inglesi, utilizzando tessuti più morbidi e leggeri. Per inciso, ho due giacche nel guardaroba, una di tweed Harris e l’atra di tweed italiano: la prima è pesante, ben confezionata e rigida e la metto per andare in campagna; l’altra è morbida, più sofisticata, più larga, più chic e la metto per andare al bar. In due parole, ecco la differenza tra la moda italiana e inglese.

Questo riflette lo stile tipico dell’Italia del nord, di Firenze o Milano; più recentemente, dagli anni ’80, si è vista un’influenza dello stile  meridionale, la stravagante esuberanza dei motivi ricercati e colorati di Versace. Comunque sia, del nord o del sud, al centro dello stile italiano c’è la bella figura (invece della severa visione tradizionale inglese per cui ci si veste per non andare in giro nudi, l’abbigliamento italiano è espressione di sé stessi).

Se vi aspettate di vedere pezzi meravigliosi, non rimarrete delusi. Per esempio, c’è uno stupendo paio di stivali di Dolce & Gabbana (pelle nera con lustrini rosa, perla e dorati e motivi di trecce, e tacchi di sicuro troppo sottili per sopportare il peso umano!). Più pratici forse ma ugualmente eleganti sono i mocassini Tods che il museo ha ordinato on-line apposta per l’esposizione. Tacchetti di gomma sotto, pelle scamosciata viola sopra, sono l’esatto opposto di Crocs: mentre Crocs rifiuta assolutamente lo stile in favore della praticità, Tods si rivolge alla funzionalità e la eleva con stile.

Un altro pezzo dell’esposizione mostra tendenze contrastanti nella moda italiana. Un abito di Roberto Capucci degli anni ’80 è incredibilmente semplice nella sua forma, come un mantello in un singolo drappeggio, ma che effetto grazie al contrasto delle pieghe in seta fucsia e verde. Il netto contrasto di colori cattura l’attenzione ma non la distoglie dalla generale semplicità del drappeggio.

Dall’altro lato, un completo da uomo di Versace si limita al monocromo ma accosta righe, quadretti, frange e pallini in un modo in cui mia mamma avrebbe sicuramente disapprovato (“mai mettere quadretti e righe insieme”). La magia avviene quasi a un livello sublime.

L’esposizione non mostra solo abiti. Ci sono fotografie di sfilate di moda e di attori; pubblicità e ritagli di giornale; una quantità notevole di oggetti delle prime sfilate che Giovanni Battista Georgini organizzò a Firenze per affermare la moda italiana sulla scena internazionale. Ci sono inviti, contatti, fotografie, ritagli di giornale, lettere di ringraziamento, telegrammi; tutto raccolto da questo collezionista e che fa capire cosa significhi creare un marchio per un intero paese. C’è una foto gigantesca della Sala Bianca a Palazzo Pitti dove si tenne la sua terza sfilata in cui il lampadario di Murano ruba interamente la scena.

La moda italiana non è solo stile. Si tratta anche di tecniche raffinate, materiali ricercati e abilità incredibile. La zona attorno a Como, per esempio, era conosciuta per la produzione di seta, mentre la Toscana aveva conciatori esperti (come nella città di Fucecchio) e pellai (a Firenze). Ricami, tappezzeria, broccato e l’utilizzo di lustrini e perline, tutto contribuì a un senso di lusso. Mi sarebbe piaciuto vedere un po’ di più del processo di produzione, come per esempio fu assemblata l’incredibile corona in filigrana dorata di un abito di Dolce & Gabbana del 2014.

La particolarità dell’esposizione è che è completamente aggiornata e non solo nel mostrare abiti delle ultime collezioni. Si pone la domanda: qual è il futuro della moda italiana?

È evidente che ci siano delle sfide. Parigi si è vendicata dell’Italia acquistando gran parte dell’industria della moda italiana grazie ai gruppi di beni di lusso. Bulgari, Fendi e Gucci sono ora tutti di proprietà francese. E mentre la produzione italiana ha una tradizione ricercata, molte delle marche italiane sono ora prodotte oltreoceano. La sfida della moda italiana è questa: riuscirà a rimanere autentica?

D’altro canto, ci sono ora giovani stilisti di talento. Armani ha offerto alla giovane stilista Stella Jean, che abbina tessuti africani a tagli italiani, il proprio spazio alla sfilata di Milano; e Fausto Puglisi ha di recente assunto la posizione di direttore creativo presso Ungaro, con la sua energia "super rock meets super chic".

Questi giovani stilisti saranno in grado di mantenere la moda italiana ad alto livello? Non faccio nessuna previsione ma di sicuro non scommetterei contro il convincente potere della moda italiana anche in tempo di crisi economica.

È un’esposizione affascinante, assolutamente da non perdere.

Questo post è stato scritto da Andrea Kirkby, scrittore free-lance, fotografo, e amante dell’Italia.

IMMAGINE FERRE:
Diritti fotografici: Gianfranco Ferre advert, Fall/Winter 1991. Modella: Aly Dunne. Fotografo: Gian Paolo Barbieri

IMMAGINE Roberto CAPUCCI:
Diritti fotografici: Roberto Capucci, Evening Dress, 1987-88.

Il consiglio del concierge: Volete visitare Londra per l’esposizione sulla moda italiana? Il Baglioni Hotel London si trova a pochi minuti dal V&A Museum e grazie all’offerta speciale Glamour of Italian Fashion potrete approfittare  di biglietti gratuiti per due persone per l’esposizione con un aperitivo e colazione italiani inclusi.

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