Alla ricerca dell’anima dell’Italia: viaggio nella provincia di Enna, Sicilia

Sicilia

La Sicilia possiede inestimabili ricchezze che rappresentano l’eredità culturale dell’isola dove si sono alternati Fenici, Punici e Greci, Romani, Vandali, Arabi e in seguito Normanni, Aragonesi e Spagnoli. E’ l’architettura che racconta queste storie a Palermo, Cefalù, Agrigento, Catania, Siracusa e molti altri luoghi più piccoli e remoti.  Ma c’è molto altro da vedere oltre agli edifici e alle rovine. Avevo sentito che in primavera il paesaggio siciliano al centro dell’isola si trasforma in un vivace manto di erba lussureggiante e fiori selvatici. Sarebbe stata un’ occasione perfetta per abbandonarsi alla tranquilla arte della fotografia paesaggistica e per un po’ di sollievo dalla successione interminabile di templi in rovina, chiese e musei. Magari da qualche parte in queste tranquille colline verdeggianti, avrei anche potuto catturare l’“anima” italiana di Goethe.

Dirigendomi a ovest da Catania, costeggiando l’onnipresente silhouette monolitica dell’Etna verso il centro dell’isola nella provincia di Enna, l’autentico cuore della Sicilia, è stato un sollievo essere libero dal traffico pressante del centro città e trovarmi improvvisamente su strade più tranquille utilizzate tanto dalle mucche che dalle auto. Il primo luogo in cui mi sono fermato è stato Centuripe, nota come il “balcone della Sicilia” per la sua imponente posizione strategica che l’ha sempre resa importante a livello militare, tanto che Cicerone la definì la città più grande e ricca della Sicilia. Sulla strada per Leonforte notai innumerevoli composizioni grafiche su trame e colori saturi: le voci su ciò che avviene in Sicilia in primavera sembravano ora ben fondate. Leonforte stessa è stata una magnifica sorpresa: un’incantevole cittadina dove gli edifici si fondono nei colori del paesaggio arido dopo che il sole estivo ha bruciato la terra. Ma in questo momento i bei colori della pietra che forma l’imponente fontana di Granforte contrastano con le colline verdi del panorama che circonda la fontana a 24 zampilli che è stata costruita nel XVII secolo per la città dalla famiglia Branciforte che una volta risiedeva sulla collina sovrastante. C’era molto da scoprire e fotografare e avrei potuto fermarmi più a lungo, ma la strada era invitante e il pensiero del menu serale iniziava a distrarmi.

Nella Sicilia centrale non ci si può aspettare di trovare un hotel ad ogni raccordo stradale ed era già notte fonda quando raggiunsi il mio hotel a Nicosia. Il mio viaggio venne tuttavia ricompensato da una sostanziosa bistecca di tonno seguita da formaggio Maiorchino, una varietà di pecorino al pepe di Messina, il tutto accompagnato da vino Corvo. In Sicilia raramente si possono scegliere degli antipasti tradizionali, si può invece iniziare con del cacio all’Argintera, formaggio fritto o arrosto con erbe e acciughe, o  delle panelle, frittelle di ceci. Qui è popolare il couscous, mentre la maggior parte dei piatti a base di pasta combinano i sapori del mare che fornisce dei ricchi ingredienti per molti dei piatti principali.

Il giorno successivo ho ricevuto il benvenuto dalla superba vista della città dalla terrazza dell’hotel. E’ un antico insediamento alle pendici delle montagne Nebrodi che ha avuto il suo apice ai tempi dei Normanni. Anche se ha visto la metà della sua popolazione adulta quasi dimezzata a causa dell’emigrazione a metà del XX secolo, è un importante centro agricolo e commerciale pieno di tipiche strade di ciottoli e di anziani che vanno in giro conversando nel loro particolare dialetto gallo-italico. Nonostante i gravi danneggiamenti del terremoto del 1967, Nicosia presenta ancora dell’eccellente architettura, in particolare la cattedrale di San Nicola del XIV secolo in piazza Garibaldi e la bella chiesa normanna di Santa Maria Maggiore nella parte alta della città. Il viaggio di ritorno è stato un percorso tortuoso attraverso Leonforte, interrotto da ulteriori soste per ammirare il paesaggio, per raggiungere l’A19 e accelerare il mio ritorno a Catania. Non sono sicuro di aver catturato l’anima dell’Italia ma mi sento privilegiato per essermi potuto concedere il lusso di indugiare al centro della sua isola principale.

John Heseltine

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