FragilItalia

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L’UNESCO ha avvertito il governo italiano che, a meno che non si faccia qualcosa, le rovine della città romana di Pompei potrebbero finire sull’elenco del ‘patrimonio mondiale in pericolo’. Lasciati senza protezione alcuna esposti al calpestio delle migliaia di piedi che vi passeggiano sopra ogni anno, i mosaici stanno ormai cominciando a deteriorarsi, mentre gli affreschi si sfaldano e persino le mura delle antiche abitazioni stanno crollando.

L’ironia, ovviamente, è che se Pompei si trova in pericolo ora, lo era ancor di più quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., evento che, peraltro, ha permesso alle rovine di essere preservate in maniera così notevole.

Ma Pompei non è l’unico luogo in Italia in una situazione precaria sull’orlo di un abisso. Civita di Bagnoregio, un piccolo villaggio in collina, si trova letteralmente in bilico su un precipizio: le sue abitazioni sono arroccate su un burrone scavato nel molle tufo, pericolosamente vicine ai punti in cui l’erosione degli strati più morbidi di roccia ha fatto scivolare vaste aree di terra nel baratro.

È uno scenario impressionante, ancor più per la presenza di un ponte lungo e tortuoso sospeso nel vuoto, con Civita che si erge a un capo come la prua di una nave. Nelle giornate di foschia, il paese emerge dai vapori come la creazione dal nulla di un nuovo mondo.

Civita una volta era una città etrusca, ma, al giorno d’oggi, vi risiede solo una manciata di abitanti. Al di sotto delle strade a ciottoli, la roccia è crivellata dai pozzi etruschi, dai condotti fognari e dalle stantie cantine vinicole. Le uniche attrazioni turistiche sono una cappella in una grotta, una galleria etrusca e un paio di ristoranti, eppure Civita ha un fascino pacato che non è possibile trovare in altri paesi di collina. Forse, il solo fatto di sapere che gli smottamenti si fanno sempre più vicini la fa apprezzare ancora di più.

A Venezia il problema non è la terra ma il mare; con le maree sizigiali l’acqua inonda Piazza San Marco e allaga i pianterreni dei nobili palazzi. Come città, Venezia si è formata tramite l’unione graduale di varie isole paludose e, sommerso sotto le pietre scintillanti e i mattoni fiammeggianti, vi è ancora un mondo fatto di fango che trasuda e di palafitte di legno che stanno marcendo, così che, anche se i singoli palazzi sono stati restaurati magnificamente, l’intera città sta lentamente scivolando nel mare.

Per capire quanto la situazione di Venezia sia fragile e al limite, fate un’escursione a Torcello. Torcello è un luogo malinconico, ormai ridotto ad alcune case sparse lungo un piccolo canale che conduce alla cattedrale e al battistero, una volta posti al centro di una città che era più grande e popolosa della più giovane Venezia. Nulla sull’isola, a parte la cattedrale, si erge per più di pochi metri al di sopra del livello dell’acqua della laguna e i sentieri conducono nelle paludi e verso i margini dell’isola; lì, la terra si fonde, melmosa, alla laguna e piccoli bracci di mare erodono lentamente le sponde fatte di canneti. Quando piove, il cielo, il mare e la terra si confondono in una grigia e umida forma indistinta.

Anche Venezia sta scomparendo, ma lo sta facendo ormai dalla fine della Repubblica Veneziana, sconfitta da Napoleone nel 1797, per cui ci si sta abituando all’idea. Forse è proprio quella malinconia, insieme alla gaiezza del Carnevale e agli echi del grande sfarzo dei Dogi, che donano alla città quell’atmosfera e quella capacità di farci emozionare.

Ragione in più per visitare il prima possibile questi magnifici luoghi attraverso un gran tour d’Italia.

Questo post è stato scritto da Andrea Kirkby, scrittrice freelance, fotografa e amante dell’Italia.

http://www.flickr.com/photos/matalyn/846986501/

 

 

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