Giochi Tradizionali e di Strada in Scena a Verona

Foto by Giulia Zanoletti

Settembre non è mai stato uno dei miei mesi preferiti. Fine dell’estate e ritorno a scuola per molti significano infatti la fine dei giochi all’aria aperta e della dolce vita estiva.

A Verona invece, da 11 anni l’Associazione Giochi Antichi s’impegna a sovvertire l’immagine malinconica di questo mese organizzando il “Tocatì” (“tocca a te” nel dialetto veneto), festival internazionale di giochi tradizionali che per tre giorni trasforma la città scaligera nel paradiso dei bambini. Nato nel 2003 con l’intento di ridare spazio e valore ai giochi praticati un tempo nelle piazze di Verona, è poi diventato un appuntamento irrinunciabile per turisti e appassionati di ogni età e nazionalità.

Photo by Giulia Zanoletti

Ogni anno infatti il Festival sceglie una nazione ospite, invitata a condividere con il pubblico il proprio patrimonio di giochi tradizionali. Mi ero persa i giochi di Spagna, Croazia, Scozia, Grecia, Svizzera e Ungheria. Quest’anno per rimediare ho preso nota e la sera dell’inaugurazione ero in Piazza dei Signori, vicino alla statua di Dante, pronta a tuffarmi nei giochi, nelle musiche e nelle tradizioni della Catalogna, l’ospite d’onore del 2015.

Cosa si può fare in un festival dedicato al gioco? Giocare, o osservare quelli che giocano. Io ho scelto di osservare e ho scoperto che in epoca romana Piazza Erbe era già un luogo di divertimenti, una piccola arena che veniva allagata per intrattenere la popolazione con rappresentazioni di famose battaglie navali.

Photo by Giulia Zanoletti

Ma le scoperte non finiscono qui. Chi l’avrebbe mai detto che i giochi tradizionali catalani sono un po’ anche italiani? Se nel paesino lucano di Irsina, a Matera, gli uomini si ingegnano con il “P’zz’cantò”, torri umane di due piani che girano in tondo al suono di canti e filastrocche, ad Alcover (Terragona) 120 tra uomini, donne e bambini della “Colla Castellera Xiquets” costruiscono invece i “Castell”, torri umane alte fino a 15 metri diventate patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Photo by Giulia Zanoletti

Anche le donne italiane e catalane sembrano avere una storia comune. In passato infatti uno degli svaghi delle giovani di Arpino, in Ciociaria (Lazio) era sfidarsi con una gara molto particolare, la “Corsa con la cannata.”

Chi partecipava doveva correre portando sulla testa la cosiddetta “cannata”, una grande anfora di terracotta pesante diversi chili e riempita d’acqua. A chilometri di distanza, le giovani catalane di Cadaqués, nella provincia di Girona, si divertivano allo stesso modo con la “Cursa de dolls”.

Photo by Giulia Zanoletti

Castelli umani e corse con l’anfora, ecco che Piazza Erbe è tornata a essere un vero e proprio Paese dei Balocchi. Che dire poi del ”Bitlles paralleles”, così simile al sicilianissimo “Gioco della Carrara” portato a Verona dagli abitanti di Pellegrino? O ancora il “Pilota al carrer”, gioco di strada catalano che ricorda il “Farra di Mel” di Belluno o la “Palla Elastica” di Vallico Sotto, in Toscana?

Photo by Giulia Zanoletti

Il passaggio da un gioco all’altro è stato vorticoso e veloce come le musiche tradizionali catalane; ogni gioco una regione italiana, catalana o forse tutt’e due! Giocando, ho scoperto che in fondo l’intreccio culturale tra diverse nazioni è così stretto da far pensare a un patrimonio culturale europeo comune, vecchio di secoli e forse per troppo tempo dimenticato.

Tocati 2015 Photo credit Giulia Zanoletti

Chi poi ai musei non rinuncia mai avrà certamente visitato la mostra “Gioco fra tradizione e modernità” all’interno dell’ex-chiesa di San Giorgetto e San Pietro Martire, situata accanto agli affreschi del Pisanello nella chiesa di Santa Anastasia. Io ho preferito le strade e le piccole piazze, festosamente occupate da squadre di giocatori di dama, backgammon, bossa buffona, carrom, scacchi, trisella…

Photo by Giulia Zanoletti

Insomma un svago continuo e mai a digiuno, visto che alle tipiche osterie veronesi del centro si sono aggiunte, in occasione del festival, l’ “Osteria del Gioco” con la degustazione di vini e specialità locali (dalla polenta con soppressa alla trota con formaggio locale) e la “Latteria ludica”, pensata per tutti gli amanti dei prodotti caseari e per chi va in cerca di ortaggi antichi salvati da Slow Food, come il “Pero Misso” e la “Mela Decio” (frutta da leccarsi i baffi).

Photo by Giulia Zanoletti

Con un programma così, il rischio è di non voler più uscire dal Paese delle Meraviglie, e forse tra un assaggio di cucina catalana e un buon bicchiere di vino veronese ho dimenticato di dire qualcosa. Ad esempio, che questo è il primo festival eco-sostenibile certificato in Italia, e che se volete venire in bicicletta, il prossimo anno, troverete percorsi segnalati e un parcheggio riservato ai ciclisti.

Photo by Giulia Zanoletti Non resta che darsi appuntamento per il 2016, quando “nella bella Verona” di Shakespeare un altro settembre darà spazio al gioco e alla musica, alla creatività e alla festa aperta a tutti, per un altro “Tocatì”.

Foto: Giulia Zanoletti

Giulia Zanoletti  è una giornalista freelance, ha vissuto a Milano e a Roma scrivendo di cinema, teatro e opera lirica. Con il pallino per il guerrilla marketing, ama la cultura Italiana, il cinema Francese e l’ironia Inglese.

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