La nuovissima Cantina toscana di Antinori, dove innovazione e sostenibilità si fondono

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Il marchese Antinori ha preso posizione, finalmente. Basta con l’irresponsabile sviluppo edilizio nella sua amata Italia. Egli sta invece dando vita a una nuova corrente di sostenibilità e conservazione, un modo di procedere che sia in perfetta armonia con la natura. La nuova Cantina Antinori, situata nel cuore del Chianti Classico vicino a Firenze, è una prova concreta del suo impegno a produrre un vino di qualità superiore che sia però piantato e coltivato in un terreno arricchito biologicamente e poi lavorato in una struttura costruita interamente con metodi sostenibili.

Il “rimanere invisibili” è stato l’obiettivo sin dalla fase di pianificazione, obiettivo reso possibile in gran parte dal lavoro innovativo dello studio d’Architettura Archea Associati eseguito da Hydea. Ci sono voluti sette anni di lavoro. Oggi la Cantina si trova in completa armonia con l’ambiente circostante, interamente ricoperta di vigneti.

Mentre mi avvicinavo provenendo dalla superstrada che le passa davanti, ho rischiato di superarla senza vederla. Tutto quello che scorgevo sembravano essere due lunghe incisioni orizzontali su una collina interamente coltivata a vite. La Cantina è letteralmente scavata nella collina. Tutto ciò che è stato tolto per costruirla è stato rimesso al suo posto al termine dei lavori. Come se la costruzione non fosse già difficile da scorgere, l’impiego di terracotta, legno, acciaio corten e vetro ha creato un colore bruno-rossastro che la fa confondere con il colore della terra. A me ha fatto venire in mente un’enorme casa di uno Hobbit. Le cantine vere e proprie sono state progettate in modo di avere un impatto ambientale minimo e per ottenere, al tempo stesso, un notevole risparmio di energia.


Vigneti recentemente piantati attorno e sopra la Cantina Antinori.  Se si osserva attentamente, si possono scorgere giovani vigne piantate proprio in cima al tetto.

Le giovani vigne che sono state piantate sul tetto della Cantina si trovano in un terreno decisamente poco profondo, quindi al momento si tratta di un esperimento. Le radici dell’uva riescono ad andare molto in profondità nel terreno, ma non è detto che ne abbiano bisogno per produrre un raccolto di ottimo vino. Sarà il tempo a dirlo.

Le varietà d’uva piantate attorno alla Cantina sono Sangiovese (il vitigno predominante nel Chianti Classico), Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Mammolo e una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.


Una scala a chiocciola all’interno della Cantina

La modernissima architettura mi ha molto impressionato. Ovunque guardassi vedevo una distinta essenzialità razionale. Nessun fronzolo o abbellimento inutile, ma tutto meravigliosamente elegante.

Dopo aver percorso un lungo e tortuoso viale di accesso fino all’edificio del custode, mi è stato detto di parcheggiare all’interno del garage sotterraneo. Salendo poi con un ascensore, sono giunta al piano della reception. Al di là di enormi porte di vetro c’è un grande patio con una scalinata a chiocciola (o, se vogliamo, a cavatappi) che porta fino al tetto. Da lì si può camminare su un prato verde e andare a dare un’occhiata ai giovani vigneti piantati tutto intorno. Semplicemente incredibile. Non avevo mai visto niente di simile.


Le cantine per la fermentazione

Per muovere l’uva e il mosto durante la fermentazione non vi è alcuna necessità di pompaggio meccanico. L’edificio è stato progettato per consentire loro di essere spostati dal semplice flusso dovuto alla gravità. Grazie a questo processo, che è per sua natura delicato, il vino diventa molto più armonioso e raffinato.

Antinori ha conseguito la capacità di mantenere le temperature ideali per l’invecchiamento del vino in botti tramite processi del tutto naturali, come l’utilizzo della  terracotta locale per circoscrivere le cantine. Non vi è così bisogno di impianti di refrigerazione.


Zona di produzione del Vinsanto

Il Vinsanto, un vino che gli Antinori hanno sempre prodotto, è un vino molto antico, particolarmente rinomato fin dal Medioevo. I grappoli di Trebbiano toscano e di Malvasia del Chianti sono raccolti e disposti ad asciugare lentamente su stuoie di canne.

Mentre sono così adagiate, le uve si disidratano (come l’uva passa). Questo crea una maggiore concentrazione di zuccheri che produce un vino dolce. Ci vogliono tre chilogrammi di uva per ottenere un chilogrammo di uva secca. Quindi l’uva viene pressata per produrre il mosto che viene poi messo a fermentare lentamente in piccole botti di rovere. Per ottenere un sapore e un bouquet migliori, il Vinsanto viene fatto invecchiare per almeno tre anni.


La mia guida spiega la produzione dell’olio d’oliva mentre si appoggia a un recipiente di terracotta

L’olio d’oliva è un altro prodotto che viene fatto qui alla Cantina.  L’area dove si produce l’olio è chiamata orciaia. Tradizionalmente, per conservare l’olio d’oliva viene usata la terracotta. Però sbirciando dietro agli orci si possono vedere dei contenitori di acciaio inossidabile, che oggi è preferito alla terracotta. Entrambi i materiali sono comunque ancora in uso. Le olive per produrre una parte dell’olio qui conservato provengono dalla tenuta Peppoli di Antinori, dove vengono raccolte tre diverse varietà di olive.


La sala degustazione Antinori si trova sospesa sulle botti di vino

Alla fine del tour siamo stati tutti portati nella sala di degustazione per assaggiare alcuni dei vini Antinori. Tutto era sapore e qualità.  Quello che mi torna alla mente sono la delicatezza, la superba cura e la freschezza. Eravamo semplicemente e completamente assorti mentre odoravamo e poi assaggiavamo il nostro vino.


La nostra guida presenta i vini Antinori nella sala di degustazione


Ci facciamo tutti avanti per degustare i superbi vini


Il ristorante Rinuccio 1180

Il ristorante, che prende il nome da Rinuccio degli Antinori, capostipite di una dinastia di 26 generazioni, si trova sul tetto delle cantine. Le vetrate, che corrono lungo tutta la sua lunghezza, offrono un’incredibile vista panoramica sulla campagna del Chianti.

La Cantina Antinori, oltre a un auditorium e a un punto vendita, comprende anche un museo che illustra la storia della famiglia lungo le 26 generazioni, a partire dal 1385 a Firenze.


L’albero genealogico della famiglia Antinori, di autore anonimo fiorentino (XVI – XVII secolo)

Ovviamente, produrre vino per ventisei generazioni ha fatto degli Antinori un’eccezionale famiglia di viticoltori. Ma ho scoperto che dietro alle tenute Antinori c’è dell’altro. C’è un’idea, un obiettivo di restituire qualcosa all’ambiente circostante e di portare le persone ad assaporare la generosità della terra sotto forma di un vino prodotto responsabilmente e amorevolmente. È un atto di buona volontà realizzato attraverso un processo innovativo che sfida gli altri a essere migliori amministratori della terra.

— Susan Nelson

Il mio amore per l’Italia ha avuto inizio 12 anni fa, quando ho fatto un rapidissimo tour di due settimane di questo bel paese.  Da allora sono tornata diverse volte e mi sono innamorata sempre più della cultura, della storia, della gente e della bellezza di questa terra.  Ho scritto più di 100 post sul mio blog, Italy, from St. Peter to Caravaggio (L’Italia, da San Pietro a Caravaggio), e ho scrittto anche per Boomer Women Travelers e alcune altre pubblicazioni di viaggio online. Mi potete quasi sempre trovare a casa, nel mio studio, impegnata a ricercare e scrivere su nuove cose affascinanti dell’Italia. Seguitemi su Twitter.
Il consiglio del concierge: il Relais Santa Croce Firenze è la base ideale per chi cerca l’intimità di una residenza privata mentre vuole gustarsi i vini pregiati della Toscana.

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