La Rocca Di Angera E Il Museo Del Giocattolo

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Ci sono città e regioni italiane la cui bellezza si rivela solo ai viaggiatori più curiosi, pronti ad allontanarsi dai luoghi più visitati per scoprire il volto autentico di un territorio.

Se sentite di appartenere a questa speciale cerchia di esploratori e avete già provato l’atmosfera glamour di Milano, allora non potete fare a meno di una “gita ai laghi”, nel nord della Lombardia. Scegliete la località che più vi ispira. Può essere il lago d’Iseo, il Garda, il lago di Como: la mia scelta personale ricade sul Lago Maggiore, specchio d’acqua su cui si affacciano le celebri Isole Borromee e luogo di scampagnate domenicali della mia famiglia.

Quando ero piccola, d’estate visitavamo sempre la meravigliosa Rocca di Angera, in provincia di Varese. Il suo castello, costruito su uno sperone di roccia posto sulla sponda meridionale del lago, svetta imponente già da alcuni chilometri di distanza. Luogo strategico per il controllo dei traffici commerciali che arrivavano e partivano da Milano, la storia della Rocca di Angera riassume tutto il passato glorioso della capitale lombarda. Il castello ad esempio, costruito a partire dal 1100, fu costantemente ampliato fino agli inizi del Seicento per volere dei suoi due nobili proprietari: la famiglia Visconti e la famiglia Borromeo, che acquistò la rocca nel 1449 e che ne è tutt’oggi proprietaria.

Raggiunto l’ingresso principale del castello, lo sguardo ricade su un panorama incantato: le robuste mura difensive abbracciano la Rocca e il suo giardino specchiandosi nelle acque del Lago Maggiore, a sua volta circondato e protetto dalle cime delle Alpi.

All’interno del castello, i tesori da ammirare sono molti e rari. Le Sale Storiche ad esempio, affrescate da pittori della scuola lombarda, sono materiale prezioso per gli appassionati di storia medievale. Fra tutte, la Sala della Giustizia risulta forse quella più interessante, con il suo ciclo di affreschi del Duecento firmati dal Maestro di Angera e raffiguranti le imprese dell’arcivescovo Ottone Visconti, uscito vittorioso dalla Battaglia di Desio nel 1227. Nella Sala della Mitologia, invece, è stata recentemente esposta una rarissima collezione di 300 maioliche provenienti da tutto il mondo, Persia e Cina comprese. Ma i fasti della Lombardia medievale si respirano anche all’esterno, dove nel corso degli ultimi anni è stato riportato in vita un giardino medievale ricostruito grazie a un lungo e meticoloso studio di antichi codici di botanica.

Da bambina però, dopo aver corso a perdifiato lungo i passaggi delle mura del castello, ciò che mi affascinava di più era il Museo della Bambola e del Giocattolo, nato nel 1988 per volere della Principessa Bona Borromeo Arese. Si tratta di uno dei più importanti e completi musei del giocattolo presenti in Europa, con oltre mille pezzi unici arricchiti, anno dopo anno, da preziosi acquisti frutto di un attento lavoro di ricerca. Ogni giocattolo esposto nelle dodici sale che compongono il museo è una testimonianza unica delle mode e dei costumi della ricca borghesia europea a cavallo tra Ottocento e Novecento. Non conta l’età che avete: di fronte a oggetti di eccezionale qualità e straordinaria fattura lo sguardo è sempre quello rapito di chi ammira un tesoro segreto capace di portarti indietro nel tempo, all’epoca dei café chantants, delle donne eleganti dipinte da Monet, Renoir, Matisse.

Crescendo, ho scoperto che i giocattoli amati di più da piccola sono proprio i pezzi più rari del museo, come le bambole francesi in biscuit realizzate alla fine del XIX secolo dal celebre maestro Léon Calimer Bru, o le imbronciate bambole in panno Lenci. E poi, case di bambole arredate fin nei minimi particolari, bambole di cera, cartapesta e legno; Barbie dei primi anni Cinquanta e una strepitosa bambola “Shirley Temple”, completa di tutti i suoi accessori, vestiti e peluche, che da bambina restavo a osservare per delle ore.

Le scuderie e le tre sale al primo piano ospitano inoltre due sezioni monotematiche, una dedicata ai giocattoli provenienti dal resto del mondo (soffermatevi di fronte alla qualità degli abiti e degli accessori delle bambole giapponesi), l’altra alle collezioni di automi francesi e tedeschi fabbricati tra il 1870 e 1920, dono del Petit Musée du Costume di Tours. Se nessuno di questi oggetti vi dice niente, potrete sempre sedervi in una delle sale e contemplare il panorama da una delle tante finestre e feritoie del castello.

Questo piccolo tour alla scoperta della Lombardia meno conosciuta si conclude con un po’ di indicazioni stradali; del resto ogni viaggio parte sempre da una mappa, no?

La Rocca si può raggiungere in auto da Milano, percorrendo l’Autostrada dei laghi e proseguendo con la strada statale in direzione di Angera, oppure in treno con la linea Milano – Sempione. Il Museo della Bambola e del Giocattolo è aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 17.30, da marzo a ottobre. Per gli adulti il biglietto è di 8.50 €, per i bambini il prezzo è ridotto a 5 €.

Come ogni amante del bello che si rispetti, cerco spesso di rintracciare i princìpi fondamentali di una cultura e delle sue tradizioni; perciò se amate la filosofia milanese del “sapere e saper fare”, se adorate il suo design e aspettate ogni anno la Milano Fashion Week, allora approfittate della prima occasione e partite alla ricerca delle origini della cultura milanese in questo piccolo gioiello dei laghi Lombardi.

Giulia Zanoletti è una giornalista freelance, ha vissuto a Milano e a Roma scrivendo di cinema, teatro e opera lirica. Con il pallino per il guerrilla marketing, ama la cultura Italiana, il cinema Francese e l’ironia Inglese.

Foto:
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http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rocca_di_Angera_-_Innenhof_F%C3%A4sser.jpg

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