Pitigliano – Il mio segreto

Pitigliano Tuscany IT - Photo by Valerio Ianna

Non sono sicuro di volervi parlare di Pitigliano. È il mio segreto.

La gente conosce Firenze o Siena o la terra del Chianti, e anche nomi come Monte Roccatederighi sono noti a molti turisti di lingua inglese.

Ma nessuno conosce Pitigliano e, anche se lo conoscono, non sanno come ci si arriva, su un autobus che partendo da Grosseto si aggira per la Maremma, su per pendii boscosi procedendo a zig zag e attraversando burroni improvvisi, fino ad arrivare davanti a un grande cancello incastonato in un alto muro. A quel punto si hanno cinque secondi per scendere prima che l’autobus continui il suo viaggio con un nuvoletta di derisione di gas di scarico nella vostra direzione.

Pitigliano è una fortezza medicea, le cui mura splendono al sorgere del sole, una città che è situata a cavallo del crinale lungo e stretto della collina al di sopra di un fiume scintillante.  Ma è anche la Nuova Gerusalemme, o almeno era una piccola Gerusalemme toscana, come è stato chiamato, e casa degli ebrei della Toscana, un bastione solitario di tolleranza in questa parte d’Italia. È ancora possibile visitare la sinagoga, anche se non credo siano più in grado di radunare un minyan, in quanto non sono rimasti ebrei sufficienti per tenere un servizio religioso.

Ma per me Pitigliano va ancora più indietro; una volta era una città etrusca. Sotto alle case rinascimentali, scavi etruschi – pozzi, o condotti di drenaggio o di ventilazione – ora vengono usati come cantine; in periferia, piccole nicchie simili alle casette dei nidi racchiudono urne funerarie etrusche. A partire dalle zone basse del fiume, si snoda un verde percorso attraverso i boschi; è una strada etrusca, scavata così profondamente nella collina che crea il proprio microclima e dove cumuli di foglie dell’anno precedente si depositano in profondità nel burrone. Sotto l’ombra degli alberi fa fresco, anche nel calore dell’estate. Sulla cima del pianoro, i solchi di antichi carri sono ancora evidenti, attraversando la brughiera fino a Sovana. In primavera, i fiorellini spargono un velo di rosa e viola.

Quello era allora. Questo è adesso. Sono seduto davanti all’hotel con una bottiglia di vino locale, fresco e leggermente acido, e un piatto di gnocchi al cinghiale. Questo è un paese di cacciatori, ricco di brughiere e di boschi, lontano dalla Toscana urbana dei caffè espresso e delle gelaterie, degli affreschi e delle gallerie d’arte. Qui la felicità è un piatto di prosciutto ben tagliato o un ultimo bicchiere di grappa prima di andare a letto.

Ma, come ho detto, non ho intenzione di parlarvi di Pitigliano. Vi verrebbe voglia di andarci. E non sono affatto sicuro di volerlo condividere! Se finite davvero per andarci, però, nei dintorni vi è un segreto rifugio di lusso rappresentato dal Baglioni Resort Alleluja, a una distanza facilmente raggiungibile.

Il post precedente è stato scritto da Andrea Kirkby, uno scrittore freelance e amante dell’Italia.

Photos via Flickr:

One: http://www.flickr.com/photos/sogeking/3443944949/

Two: http://www.flickr.com/photos/aroundtuscany/4811464847/

Three: http://www.flickr.com/photos/aroundtuscany/4812078210/

Four: http://www.flickr.com/photos/aroundtuscany/4812085072/

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